Questo sito utilizza solo cookie tecnici, propri e di terze parti, per il corretto funzionamento delle pagine web e per il miglioramento dei servizi. Se vuoi saperne di più, consulta l'informativa

Lezioni di Costituzione italiana per i leader delle comunità religiose che non hanno stipulato intese con lo Stato

Il Ministero dell'interno ha assegnato ad un consorzio universitario di cui fanno parte le Università di Bologna, Firenze, Pisa, Salerno, Cosenza e la LUM di Bari, l'incarico di proporre un corso di formazione destinato a trenta guide spirituali segnalate dalle comunità islamiche, ortodosse, protestanti eccetera i cui rapporti con lo Stato non siano ancora regolati sulla base delle intese previste dall'art. 8 della Costituzione. I partecipanti al corso dovranno essere cittadini non appartenenti all'Ue di recente ingresso in Italia. L'idea è quella di informarli sui principi costituzionali vigenti in materia di libertà religiosa e di coscienza in modo che possano consapevolmente esercitarli, ovviamente nel rispetto dei doveri che la Costituzione assegna in funzione dell'applicazione del principio di laicità dello Stato e della pari libertà di credenti e non credenti.

Il corso, che si svolgerà a Ravenna, sede distaccata dell'Università di Bologna, sarà diretto dal prof. Giovanni Cimbalo e coordinato dalla prof.ssa Federica Botti. Tra gli esperti figura anche il Prof. Pierluigi Consorti, che guiderà un gruppo di formatori individuati dal Centro interdisciplinare "Scienze per la pace" dell'Università di Pisa, che ha diretto fino allo scorso 31 ottobre.

«Il Ministero italiano ha guardato ad esperienze simili già svolte in altri Paesi europei – spiega il Prof. Consorti - che per la verità non hanno sempre dato esiti soddisfacenti. Il coinvolgimento del Cisp va nella direzione di garantire uno spazio adeguato ai temi della gestione nonviolenta dei conflitti sociali che spesso accompagnano forme di presenza religiosa non ancora garantite da un riconoscimento giuridico formale. In particolare, le autorità pubbliche stentano ad essere consapevoli dell'esistenza di un islam plurale, che sovente è guardato con sospetto. L'idea che sia una religione estranea alla cultura occidentale si fa pericolosamente strada in un'opinione pubblica non sufficientemente informata. Questo corso costituisce un'opportunità di incontro formidabile, se si pensa che le Università diventano protagoniste di un dialogo non solo accademico, ma fortemente legato alle esigenze della comunità civile. E' un modo con cui le forze culturali possono contribuire a stemperare i toni di un confronto troppo spesso urlato».

Il coinvolgimento del Cisp conferma il successo delle attività didattiche e di ricerca sviluppate negli anni sul tema della gestione nonviolenta dei conflitti interculturali ed interreligiosi. La ricerca accademica si trasferisce così sul piano operativo. «Ci auguriamo che il modello italiano possa rappresentare una buona pratica ripetibile anche negli altri Stati europei - afferma la direttrice del Cisp, Prof.ssa Enza Pellecchia - perché siamo convinti che l'esercizio del dialogo e la pratica della nonviolenza siano strumenti indispensabili per assicurare una convivenza pacifica e sicura".