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Giornata in ricordo di Carlo Bernardini - Roma, 6 maggio 2019

"Carlo Bernardini: la scienza mai separata dalla società

L’importanza di aggiornare senso e valore della conoscenza"

Roma, 6 maggio 2019 - Aula Marconi, CNR, Piazzale Aldo Moro 7 - ore 10:00-17:30

Programma

10.00 – 10.30: Presentazione incontro e saluti autorità
- RINO FALCONE, PIETRO GRECO, GIULIO PERUZZI (Organizzatori)
- PAOLO MATALONI (Direttore Dipartimento di Fisica “Sapienza”)

10.30 – 10.50: Filmato inedito su Carlo Bernardini, “A tempu chillu tempu ‘un era tempu” (a cura di ENRICO AGÀPITO)

11.00 – 12.20: Lo scienziato nella società della conoscenza e della comunicazione globale
GIORGIO PARISI (Fisico, Presidente Accademia dei Lincei)
NICLA VASSALLO (Filosofa, Università di Genova)
LUCIA VOTANO (Fisico, già Direttore Laboratori Nazionali Gran Sasso)
LUCIANO MAIANI (Fisico, già Presidente CNR)

12.30 - 13.00: Testimonianze su temi e incontri
FAMIGLIA - Carlo dietro le quinte
FRANCESCO LENCI (Fisico, già direttore dell’Istituto di biofisica del CNR) – Scienza e pace ROSSELLA PANARESE (Giornalista) – Divulgazione scientifica

13.00 - 14.30: Pausa pranzo

14.30 - 15.00: Testimonianze su temi e incontri
SILVANA FERRERI (Linguista, Università della Tuscia) - L’incontro con De Mauro
GIANNI BATTIMELLI (Storico della fisica) - Carlo e la storia della fisica
SETTIMO TERMINI (Fisico, già direttore dell’Istituto di cibernetica del CNR) - Scienza e innovazione

15.00 - 17.30: I semi di Carlo per il futuro: idee e analisi dell’intellettuale militante

15.00 - 17.30: Tavola rotonda “Modelli e valori della democrazia: il ruolo della conoscenza e la sfida Europea”
- STEFANO ALLIEVI (Sociologo, Università di Padova)
- PAOLO DE NARDIS (Sociologo, Università Sapienza, Roma)
- LUIGI FERRAJOLI (Filosofo del diritto, Professore emerito Università Roma Tre)
- MAURIZIO FRANZINI (Economista, Università Sapienza, Roma)
- LAURA PENNNACCHI (Economista, Coordinatrice nazionale “forum economia” CGIL)

Le ragioni dell’incontro

Sono passati cinque anni da quando proponemmo il “Manifesto per un’Europa di progresso” (aprile 2014). L’obiettivo principale che in esso si perorava era di costruire un’Europa dei popoli, superando gli enormi limiti di una visione senza anima della grande Comunità Europea.
Obiettivo largamente disatteso in questo ultimo quinquennio.
Mentre la gran parte dei pericoli paventati nel Manifesto hanno preso corpo e dato seguito a trasformazioni delle opinioni pubbliche europee in chiave di retroguardia e rifiuto dei principi fondativi la civiltà e il progresso.
Trasformazioni che hanno coinvolto gran parte dei Paesi Europei, basti pensare al crescente peso dei partiti nazionalisti, a fenomeni come l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa o alla stessa Italia. Anzi, proprio l’Italia è divenuta il laboratorio di un esperimento politico i cui esiti interni e di influenza continentale sono ancora tutti da valutare.

Che la società e l’economia della conoscenza abbiano ridisegnato equilibri ritenuti consolidati; che la conoscenza, la cultura e l’innovazione costituiscano un traino decisivo verso il futuro, e al contempo che valori e modelli di sviluppo dell’Occidente siano entrati in una profonda crisi, sono affermazioni del Manifesto che valevano ieri e valgono tanto più oggi.
Un ruolo centrale nell’ideazione e nella stesura del Manifesto venne svolto da Carlo Bernardini, che circa un anno fa ci ha lasciati (giugno 2018). Da lui ripartiamo, non per una rituale commemorazione, ma per prendere spunto dalle sue idee e analisi e dalla sua militanza di intellettuale, per guardare al futuro. Carlo Bernardini ha sempre pensato che non potesse esserci pensiero separato dalla prassi. Si ritrova qui la sua originaria formazione di fisico sperimentale, ma anche la sua naturale attitudine a ai temi sociali e politici. Certo è che la scienza ha per lui rappresentato lo stimolo intellettuale per volgersi all’azione nella società.

E il futuro ci costringe a riflessioni profonde. Nel volgere dell’ultimo quinquennio si può infatti sostenere che alcuni fenomeni sociali e politici ci costringono a fare i conti con l’evoluzione che alcuni istituti di partecipazione, di comunicazione e di formazione hanno avuto. È necessario riflettere a fondo su come la democrazia si stia trasformando e se continuino, e come, a essere garantiti quei principi di base su cui essa è fondata.
In che senso si può parlare dell’affermazione di nuovi paradigmi culturali? Quali sono i valori che caratterizzano l’attuale società e ispirano le scelte politiche ed economiche? Come emergono, si affermano e si trasformano questi valori? Che genere di protagonismo siamo ancora in grado di esercitare su di essi?

L’utopia internazionalista, fortemente sentita da intellettuali del secolo scorso come Einstein e Freud, e alla base della nascita su scala mondiale della Società delle Nazioni e su scala regionale della Comunità Europea si è persa nella cosiddetta “globalizzazione”? Quali sono le ragioni e quali le possibili vie d’uscita “dall’impressionante crescita di egoismi locali, di particolarismi e di veri e propri nazionalismi”, come si leggeva nel Manifesto?
L’intellettuale militante, una figura che oggi appare appannata, come deve ripensare il suo ruolo e le sue responsabilità nella attuale società?
Sono tutte domande con le quali ci confronteremo in questa giornata, partendo anche, come ha fatto Carlo, da quel fondamentale settore della cultura che è la scienza.
Infatti la scienza moderna, nata dalla rivoluzione scientifica, costituisce una base epistemica importante per una società democratica, un punto di riferimento per la società della conoscenza. Il suo ethos si caratterizza, come scriveva Robert Merton nel 1942, per quattro fondamentali aspetti: l’“universalismo”, inteso come indipendenza da etnia, nazionalità, religione, classe sociale, sesso; il “comunismo”, nel significato esteso del termine, come “proprietà comune” delle acquisizioni scientifiche, che mette in discussione l’effettiva congruenza dello sviluppo scientifico in un’economia capitalistica; il “disinteresse”, non nel senso che uno scienziato è per forza un altruista, ma che per fare scienza ogni tentativo di frode alla fine viene punito grazie al controllo dei risultati; lo “scetticismo organizzato”, inteso come l’uso sistematico della ragione e la sospensione del giudizio fino a che non ci siano fatti acclarati.
Tutti caratteri che hanno che fare con aspetti dell’ethos di una società democratica.

RINO FALCONE (Direttore Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del CNR)
PIETRO GRECO (Giornalista e scrittore)
GIULIO PERUZZI (Storico della fisica, Università degli studi di Padova)

[il testo del Manifesto per un’Europa di progresso, presentato a Roma l’8 aprile 2014, spesso citato, si può trovare alla pagina http://www.scienzainrete.it/files/manifestoeuropei.pdf ]