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Progetti

Laboratori nelle scuole

ATTIVITA’ CISP NELLE SCUOLE PRIMARIE  E SECONDARIE DI PISA
(aggiornato al 29.03.2019)

Da oltre 10 anni il Centro Interdisciplinare di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa (Cisp) offre agli alunni e alle alunne delle scuole primarie e secondarie del territorio pisano percorsi didattici sui temi legati agli Studi per la pace. Ogni anno, nell’ambito dei progetti di Servizio Civile Nazionale, nuovi volontari e nuove volontarie vengono formati/e dal Cisp per andare nelle scuole a proporre laboratori sulla consapevolezza delle proprie emozioni, l’accoglienza, il pensiero critico, il consumo critico e responsabile, la gestione trasformativa dei conflitti, la mediazione tra pari, l’empowerment e il disarmo interiore.
La metodologia adottata per lo svolgimento dei percorsi è quella della didattica laboratoriale, basata sullo scambio interattivo tra studenti, docenti e formatori in una modalità paritaria di lavoro e cooperazione. La didattica laboratoriale si esplica in attività esperienziali, giochi cooperativi e simulazioni, finalizzati da una parte ad aumentare la consapevolezza dei partecipanti sulle tematiche prescelte, e dall’altra a stimolare una riflessione critica costruita insieme.

Fino all’anno scolastico 2017-2018 il Cisp ha presentato alle scuole 5 percorsi didattici:
1. Uniti per non escludere, rivolto alle ultime 3 classi della scuola primaria, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza delle proprie emozioni, stimolando la capacità di gestione emotiva e aiutandoli ad affrontare e gestire eventuali conflitti all’interno del gruppo classe.


2. Diverso…da chi?, rivolto alle ultime 3 classi della scuola primaria e secondaria di I e di II grado, con l’obiettivo di introdurre i concetti di stereotipo e pregiudizio, per favorire un atteggiamento maggiormente critico nei confronti dei luoghi comuni più diffusi, toccando temi fondamentali, come presa di coscienza della propria identità e di quella degli altri, per sviluppare un rapporto empatico volto alla comprensione e all’accoglienza.
3. Io rifiuto lo spreco, rivolto alle ultime 3 classi della scuola primaria e secondaria di I e di II grado, con l’obiettivo di sollecitare negli studenti atteggiamenti di consumo critico e responsabile, che tengano conto della qualità delle merci, della loro provenienza e della tutela della salute e dell’ambiente.
4. Impariamo a mediare, rivolto alle classi della scuola secondaria di I e di II grado, con l’obiettivo di offrire una formazione generale sulla gestione dei conflitti, con particolare attenzione alle tecniche di mediazione tra pari e alle tecniche di facilitazione per l'insegnante, al fine di istituire uno strumento permanente chiamato “consiglio di cooperazione”, da utilizzare nel gruppo classe, insieme all'insegnante, per la mediazione e la gestione dei conflitti.
5. Imparare la pace, rivolto alle classi della scuola secondaria di I e II grado, con l’obiettivo di trasmettere ai ragazzi informazioni sui profili storici, politici e umani delle armi nucleari, sviluppare consapevolezza circa l'urgenza della loro abolizione e promuovere l'empowerment e il protagonismo degli studenti attraverso l'informazione sulle campagne di disarmo già esistenti e la formazione sul disarmo interiore, in una prospettiva di solidarietà globale, per un mondo libero dalle armi nucleari.
Ognuno di questi percorsi prevedeva 3-4 incontri da 2 ore ciascuno.

L’esperienza realizzata con le scuole in questi anni grazie a questi laboratori, insieme ai feedback ricevuti dai volontari, dalle volontarie e dalle scuole stesse, ci ha portato a proporre, all’inizio di questo anno scolastico, un nuovo e unico progetto più lungo e articolato, che ha inteso estrapolare dai 5 progetti precedenti le attività formative ritenute più efficaci ed interessanti per il lavoro a scuola.


Il nuovo progetto, che prevede 9 incontri da 2 ore ciascuno, si articola in due percorsi:
1. “Convivere nelle diversità. Sviluppare l’empatia per superare i pregiudizi”, per le classi IV° e V° delle scuole primarie e per le classi I° delle scuole secondarie di primo grado;
2. “Convivere nelle diversità. Come liberarsi dagli stereotipi per costruire una società anti-razzista”, per le classi II° e III° delle secondarie di primo grado e per le scuole superiori.

Tutti i percorsi sono sempre preceduti da un incontro con le insegnanti e vengono svolti tenendo in considerazione le dinamiche della classe, per poter coinvolgere attivamente tutti gli alunni e le alunne. Al termine di ogni laboratorio, a distanza di un paio di mesi, viene solitamente effettuato un incontro di feedback con le classi, per monitorare l’efficacia del lavoro svolto.

Dal 2017, il Cisp organizza a Pisa, verso la fine di maggio, “Per-corsi di pace”, l’evento finale a conclusione del ciclo di percorsi formativi offerti alle classi del territorio pisano durante tutto l’anno scolastico. Durante l’incontro ogni classe presenta una breve restituzione creativa del laboratorio svolto, in un clima di festa e di scambio di esperienze. Durante l’evento vengono realizzati alcuni laboratori e giochi cooperativi condotti dai volontari e dalle volontarie del Cisp.
Le prime due edizioni di “Per-corsi di pace” hanno riscosso un notevole gradimento.
Negli ultimi 4 anni abbiamo svolto laboratori in più di 150 classi delle scuole di Pisa e territori limitrofi (Vecchiano, S. Giuliano, Cascina, Marina di Pisa).

Contributi e riflessioni dei volontari e delle volontarie Cisp che stanno effettuando i laboratori nelle scuole nell'a.s. 2018-2019

Gli obiettivi del percorso di quest’anno sono principalmente tre:
a) Dare strumenti per sviluppare un pensiero critico riguardo ai temi della diversità, dell’incontro con l’altro, del conflitto;
b) Lavorare sull’intelligenza emotiva, dare un nome alle emozioni e accoglierle, imparare a esprimerle e gestire le azioni che derivano da esse;
c) Trasmettere uno stile di relazione (lo “stile Cisp”)

Per ognuno di questi obiettivi riportiamo alcuni esempi concreti di lavoro effettuato in classe.

a) Dare strumenti per sviluppare un pensiero critico riguardo ai temi della diversità, dell’incontro con l’altro, del conflitto

Scuola primaria e scuola secondaria di I grado:
I bimbi e le bimbe sono molto abituati a lavorare su temi legati alla diversità, al razzismo ecc., quindi sanno bene quali sono le risposte "giuste" da dare quando gli adulti chiedono loro cosa pensano riguardo a queste questioni. Se si sta parlando di uguaglianza, sanno che la risposta giusta è che è vero, siamo tutti uguali e questo è bello.
Il laboratorio è invece un contesto in cui possono davvero mettersi in discussione, vedersi rivolgere domande "scomode", in uno spazio di assenza di giudizio e di ascolto; con questa modalità di lavoro, i bimbi e le bimbe riescono innanzitutto a prendere consapevolezza di quali stereotipi si portano dietro, spesso frutto dell'educazione ricevuta, si sentono liberi di parlarne ad alta voce in un clima di assenza di giudizio. Tuttavia hanno anche l'occasione di mettersi in discussione rispetto a questi stereotipi, di capire da dove nascono e come spesso siano infondati, frutto dell'assenza di conoscenza.
Esempio: è stato chiesto ai bimbi di scrivere la storia di un bambino o di una bambina di origini marocchine, e tutti lo hanno fatto, ma alla domanda "Sapete dov'è il Marocco?" pochi sapevano rispondere con precisione; molti tra l'altro erano convinti che in Marocco fosse in corso una guerra. Dunque lo scrivere la storia è stata un'occasione per rendersi conto concretamente di come avessero scritto delle storie senza però sapere bene di cosa stessero parlando, solo sulla base dei preconcetti e delle poche conoscenze che avevano in mente.
Esempio 2: in una delle classi, durante un gioco in cui i bimbi dovevano scegliere chi invitare a una cena tra una serie di personaggi sui quali avevano solo poche informazioni, è emerso un pregiudizio, da parte di alcuni bambini, sui latino-americani. David, uno degli educatori, ed è costaricense, cosa che i bimbi non sapevano, e che è stata loro rivelata alla fine del gioco. I bambini, dunque, dopo aver espresso il loro pregiudizio nei confronti di una categoria, si sono dovuti confrontare con il fatto che quel pregiudizio andava a colpire direttamente una persona a loro vicina).

Scuole secondarie di II grado:
In un momento delicato come l'adolescenza, il laboratorio si presenta come una opportunità di confronto critico su temi intra ed interpersonali. Nel pieno periodo della formazione, nel passaggio verso l'età adulta, i ragazzi necessitano di strumenti che permettano loro di analizzare la realtà, di scendere nei suoi strati più profondi, andando oltre l'aspetto superficiale degli eventi. In un contesto dove veniamo bombardati di notizie più o meno vere (fake news), dove la visione del futuro viene presentata ai giovani come scura ed inscrutabile e dove le opportunità di espressione sono limitate, ai ragazzi viene fornito uno spazio dove sentirsi liberi di dire la propria opinione senza essere giudicati. Questo permette quindi dibattiti che arrivano ad evidenziare la complessità della realtà che ci circonda. Eliminando il concetto di giusto o sbagliato a priori ogni storia diventa uno spunto di confronto sui temi più svariati, e se spesso si può vedere un primo approccio superficiale, con i giusti stimoli i ragazzi permeano nell' analisi delle situazioni con una criticità degna di essere definita tale. Offrendo l'opportunità di raccontarsi, e quindi raccontare la loro quotidianità, emergono le loro strutture mentali e le sovrastrutture che influenzano il pensiero personale.
Esempio: un ragazzo si dichiara "fascista" o "razzista"; ecco che il laboratorio diventa anche un invito alla scoperta della propria identità ("Quanto credi ci sia di tuo in questa ultima affermazione? Quanto credi invece che sia influenzata da un'idea giunta dall' esterno?" " Puoi spiegarmi quali sono le motivazioni della tua affermazione?").
Tutto questo non per far emergere un'opinione più giusta dell'altra, ma per permettere ai ragazzi stessi di emergere per chi sono veramente nel profondo, di sentirsi liberi di scoprirsi e essere chi sono, che è poi ciò che dà un significato più speciale alla nostra vita, mettendo in risalto i tratti che ci accomunano e le sfumature che invece ci caratterizzano come individui. Evidenziando gli stereotipi e i pregiudizi già fissati in loro e rendendoli palesi, è come se facessimo spazio al loro vero Essere, e all'accettazione delle varie visioni del mondo inserite nella medesima realtà. Nell'affrontare i loro conflitti spesso utilizzano modalità di risoluzione figlie della nostra civiltà capitalistica, cercando sempre un vincitore e un vinto, più che una soddisfazione dei bisogni di tutte le parti, e quindi anche le modalità si mostrano più tendenti all' aggressività e alla difesa. Il laboratorio in questi casi diventa come una luce che illumina una via alternativa alle loro consuete modalità, l'occasione di apprendere come col linguaggio, con l'ascolto attivo, con l'empatia sia possibile gestire un conflitto che prima sembrava impossibile risolvere. È l'occasione di imparare l'arte del "cambiare danza" nelle dinamiche violente che si instaurano nei rapporti interpersonali più o meno intimi (es: un ragazzo racconta di aver reagito violentemente ad un primo attacco da parte di un amico perché "non sono mica stupido che mi lascio picchiare", ecco che la CNV (comunicazione non violenta) fornisce strumenti per risolvere le cose differentemente e in modo migliore. Il laboratorio è anche occasione di apprendimento per come analizzare una notizia riportata dai media, e come usare il proprio filtro critico e gli strumenti odierni per verificare la veridicità (Es: come fare fact checking). Non lasciando niente al caso, nel laboratorio vengono eseguiti esercizi di immedesimazione con l'"Altro" (es. La storia di Antonio e Ali, Anna e Fatima per quel che riguarda le culture), e grazie ai debriefing emergono anche gli stereotipi di genere, e quindi una discussione sulla consapevolezza dei propri gesti nella quotidianità e su come anche involontariamente si possa ferire l'altro. In conclusione il laboratorio stimola intellettualmente i ragazzi alla ricerca, li incoraggia ad essere se stessi e decostruisce sovrastrutture societarie che non permettono ancora una convivenza pacifica nel 2019 tra individui. Inoltre forma i ragazzi su come diventare persone attente, “uomini di dubbio".

b) Lavorare sull’intelligenza emotiva, dare un nome alle emozioni e accoglierle, imparare a esprimerle e gestire le azioni che derivano da esse

Scuola primaria e scuola secondaria di I grado:
Il contesto del laboratorio è particolarmente efficace per un lavoro sulle emozioni e diventa uno spazio in cui i bimbi e le bimbe riescono, magari per la prima volta, a esprimere quello che provano, in un contesto di ascolto vero sia da parte dei compagni, sia da parte degli adulti. E allora emergono i piccoli conflitti che hanno in classe nella loro quotidianità, chi si sente escluso dal gruppo della classe riesce a dirlo ad alta voce, i bimbi e le bimbe raccontano la vita che hanno al di fuori della scuola, ad esempio le loro dinamiche familiari: la relazione complicata con i fratelli maggiori già adolescenti, le responsabilità che hanno verso i fratelli più piccoli ecc.

Scuola secondaria di II grado:
Nell'età della formazione fare i conti con la propria emotività non è semplice, veniamo assaliti dalle emozioni e la gestione di esse è tanto difficile quanto essenziale per diventare adulti responsabili delle proprie azioni. Durante l'adolescenza si fa ancora fatica a definire il proprio stato emotivo, e anche quando definito, vi è spesso un'ombra buia che non perviene alla coscienza ("ho ansia, mi manca il fiato ma non so perché"). Raccontando i loro aneddoti i ragazzi forniscono l' assist per poter entrare in contatto col loro modo di essere e con le loro emozioni, e parlandone possiamo discutere delle varie strategie di accoglienza ("nessuna emozione è cattiva o buona"), del loro principio atavico ("le emozioni esistono da sempre nell' uomo e vi sono motivi validi legati anche alla sopravvivenza"), del loro essere fisiologico ("che succede nel corpo quando ci arrabbiamo?"), del loro luogo percettivo ("dove senti questa emozione, che percorso fa?") e quindi anche le loro conseguenze, sia sul piano pratico delle azioni ( es. come gestire i momenti di rabbia senza cadere nella violenza), sia sul piano cognitivo (es: se arrabbiati con loro stessi per un errore imparare a non ripetersi che sono "falliti", alimentando il circolo vizioso della rabbia e ciò che ne consegue).
Vi è sempre il problema del riuscire a definire uno stato d'animo, questo perché vi è molta mancanza anche di lessico emotivo (legato anche al poco leggere). I ragazzi, grazie al laboratorio, possono imparare come riuscire ad esprimere al meglio sia le proprie emozioni sia i bisogni connessi ad esse, generando discussioni che non seguiranno più la logica del "conflitto a somma 0", ma quella del guadagno di entrambe le parti, sia nel rapporto interpersonale (io e gli altri) che intrapersonale (io contro me stesso). In tutto questo ci deve essere molta attenzione da parte dei volontari/educatori, perché si corre il rischio di aprire canali emotivi nei ragazzi che necessiterebbero poi di essere seguiti in un percorso: per questo la stretta collaborazione tra istituzioni educatori/scuola/famiglia deve essere sempre più stretta e co-partecipativa. Es. ragazzi che raccontano di essere stati vittime di bullismo alle scuole medie e che sono ancora emotivamente troppo coinvolti, o al contrario troppo poco.

c) Trasmettere uno stile di relazione (lo “stile Cisp”)
I laboratori mirano anche a trasmettere un certo stile nello stare insieme, a dare strumenti per costruire una relazione che si basi sull'ascolto, sulla capacità di accogliere l'altro, sulla gestione nonviolenta dei conflitti che caratterizzano la quotidianità.

Scuola primaria e scuola secondaria di I grado:
In alcune classi, emerge con chiarezza che i bimbi e le bimbe non sono abituati ad ascoltarsi. Nel contesto dei laboratori, iniziano però ad acquisire alcuni strumenti per diventare "buoni ascoltatori", a partire da semplici gesti concreti: alzare la mano per parlare, aspettare il proprio turno, non commentare quello che dicono gli altri.
In una classe, fin dal primo incontro è emerso un conflitto tra i vari gruppetti che si erano formati tra le bimbe (un motivo apparentemente banale per gli adulti, ma importante per dei bimbi: una partita di pallavolo e la divisione in squadre per giocare). Il laboratorio è stata l'occasione per loro per sperimentare una modalità nonviolenta di gestione del conflitto: ascoltandosi, riflettendo su cosa si prova e su cosa prova l'altro, cercando insieme una soluzione costruttiva che consenta di riprendere la relazione che si è interrotta.

Scuola secondaria di II grado:
Lo stile del laboratorio fornisce soft skills comunicative per una società più equa e pacifica. Soft skills che anche nel mondo del lavoro sono tenute molto in considerazione dalle aziende. L' ascoltare attivamente, l'astenersi dal giudicare, la gentilezza, la sincerità. Il sapersi ascoltare, la gestione non delle emozioni ma delle azioni ad esse collegate, la comunicazione nonviolenta per una gestione creativa dei conflitti sono stili di espressione che permettono all'individuo di essere interconnesso con l'ambiente in cui vive (qualsiasi esso sia e in qualsiasi momento) in un modo nonviolento, più accogliente, creando relazioni più aperte e profonde e un conseguente miglioramento della qualità della vita. Si riduce il livello di stress e cortisolo che si genera perché immersi in una quotidianità che crea relazioni violente e che non permette di ascoltarsi nel profondo, un contesto inquinato dalla "corsa alla prestazione". In questo caso il laboratorio si presenta come attimo in cui apprendiamo anche la bellezza dell’ascoltare il silenzio e il proprio respiro.

Analizzando nel concreto le esperienze avute nelle classi, ci concentriamo nel raccontare episodi che ci aiutano a collegare l'aspetto prettamente teorico a quello più pratico. Nello svolgimento dei laboratori sono emerse problematiche spesso sconosciute agli stessi professori, questo proprio grazie al clima di accoglienza e di assenza di giudizio creatisi. Nello specifico, alcuni ragazzi si sono sentiti liberi di poter raccontarci esperienze passate in cui sono stati vittime di bullismo e violenza.
Inoltre, grazie agli strumenti di analisi e ragionamento critico che sono stati loro offerti, gli studenti hanno manifestato un'estrema sensibilità ai temi affrontati, riuscendo in questo modo a scavare nel loro profondo e a entrare realmente nel clima di apertura che il laboratorio necessitava. Oltre a problematiche legate al rapporto tra compagni e in generale al gruppo classe, è stato possibile entrare nella realtà della loro quotidianità e dei problemi legati ad essa.
Siamo riusciti, anche se in pochi incontri, a scardinare delle convinzioni e a colpire apparenti granitici pilastri su cui si fondava ogni loro pensiero e la loro visione del mondo, dettati probabilmente dalla poca conoscenza degli argomenti trattati e da una possibile superficialità con cui sono abituati ad affrontare determinate tematiche. Anche a livello comportamentale abbiamo osservato notevoli cambiamenti: ragazzi abituati a entrare in classe in ritardo si sono presentati sempre prima dell'inizio della lezione, quelli apparentemente meno interessanti e più schivi con il tempo sono stati sempre più partecipi e attenti e quelli inizialmente timidi e poco inclini al dialogo e alla discussione si sono sentiti sempre più tranquilli nell'esprimere le proprie opinioni. Anche i ragazzi con disabilità si sono integrati perfettamente nel gruppo e hanno sentito l'esigenza, probabilmente grazie all'atmosfera costruita, di esprimere le proprie idee e considerazioni sui temi affrontati.
N.B.) L'IMPORTANZA DELLA RELAZIONE TRA EDUCATORI: i laboratori sono un'ottima occasione per creare una rete tra educatori (insegnanti e volontari Cisp), nell'ottica di lavorare insieme, ciascuno con il proprio stile e le proprie competenze, per un obiettivo educativo comune.

 

Riflessioni di due volontarie Cisp che hanno svolto i laboratori nelle scuole rispettivamente nell’a.s. 2016-2017 e 2017-2018:

1) A.s. 2016-2017
“IMPARIAMO A MEDIARE”
• Risposta delle classi al progetto: la didattica laboratoriale di una formazione peer to peer, in un clima di sospensione del giudizio, ha permesso di far emergere e individuare le dinamiche conflittuali presenti nelle classi. I ragazzi hanno subito messo in pratica gli strumenti acquisiti sulla mediazione, l’ascolto attivo e la facilitazione dei conflitti attraverso l’uso del consiglio di cooperazione come strumento attivo di dialogo e comunicazione non violenta all’interno del gruppo classe.
“DIVERSO DA..CHI?”
• Risposta delle classi al progetto: durante i laboratori sono emerse diverse problematiche legate al razzismo seguite da atti di bullismo, in particolar modo nei confronti di alcune studentesse di etnia rom e di religione islamica. Sono stati affrontati di conseguenza temi fondamentali come la presa di coscienza della propria identità e di quella di chi ci circonda per arrivare allo sviluppo di un rapporto empatico volto alla comprensione e all’accoglienza. I debriefing guidati di alfabetizzazione emotiva, con uso della maieutica, hanno contribuito a creare ambienti protetti in cui saper riconoscere e gestire le proprie emozioni per poter scardinare pregiudizi e luoghi comuni.
“UNITI PER NON ESCLUDERE”
• Risposta delle classi al progetto: i bambini hanno mostrato vivace interesse nello sperimentare attività volte al riconoscimento delle emozioni: attraverso lo strumento del “Mangiarabbia”, una scatola magica che contiene e dissolve quella che in apparenza può sembrare l’emozione più ostile, gli alunni ne hanno acquisito una buona gestione emotiva. Il laboratorio ha visto il coinvolgimento anche di bambini con disturbi dell’apprendimento, inquadrati all’interno dello spettro autistico e di bambini con un buon livello di apprendimento ma una totale assenza di linguaggio.
“IO RIFIUTO LO SPRECO”
• Risposta delle classi al progetto: il progetto è stato accolto con entusiasmo, sono stati affrontati temi molto vasti per poter dare una nozione di spreco e consumo consapevole il più completa possibile, proponendo alle classi attività mirate e coinvolgenti e creando uno spazio di riflessione collettivo. Gli alunni si sono concentrati sui loro gesti quotidiani per iniziare a limitare gli sprechi già dal loro ambiente scolastico, non sprecando il cibo a merenda e a mensa, limitando il consumo di bottigliette di plastica e avendo cura dei propri materiali scolastici, ponendo anche l’attenzione sull’utilità del riciclo e di una corretta raccolta differenziata già in classe.

2) A.s. 2017-2018
Il primo episodio che mi viene in mente è avvenuto in una terza elementare a Pisa. Durante l'attività sul mangiarabbia un bimbo si mise a piangere, e quando gli chiedemmo il perché ci disse che era colpa della guerra, argomento che avevano trattato nell'ora precedente con la maestra. Noi gli spiegammo che c'erano persone proprio come noi che ogni giorno si impegnavano a far sì che la guerra non esistesse più e che noi volontari facevamo parte di questo centro, Scienze per la pace appunto. Allora lui, rinvigorito, scrisse la parola guerra sul foglietto che calpestò e stracciò, e lo mise nel mangiarabbia e al nostro "Come stai ora?" Rispose "ora mi sento meglio".
Il secondo episodio è avvenuto a Vecchiano nella prima media dove, durante il laboratorio “Impariamo a mediare”, un bimbo ci disse che veniva picchiato da un ragazzo di un'altra classe (in cui avevamo sempre laboratorio). Ci siamo dunque focalizzati sul "bullo", rendendolo molto partecipe e quando alla fine del laboratorio abbiamo chiesto al ragazzino bullizzato come andava ci ha detto che adesso non lo picchiava più.

 

Progetto 'Tutti i diritti umani per tutti'

Tutti i diritti umani per tutti: una danza partecipata fra conoscenza giustizia e libertà (a.s. 2014-15 e 2015-16)

CONVEGNO FINALE DEL PROGETTO

Giovedì 26 ottobre 2017 dalle 9.00 alle 16.00 si terrà il Convegno “Mediazione e gestione dei conflitti nei contesti educativi: una cassetta degli attrezzi per pratiche e buone prassi nella costruzione del benessere scolastico”

nell’ambito del progetto “Tutti i diritti umani per tutti: una danza partecipata fra conoscenza giustizia e libertà” con il contributo della Regione Toscana.

Sede: Regione Toscana (sala 114- I Piano) Piazza Unità Italia – Firenze

Il convegno ha come principale finalità quella di elaborare, in maniera partecipata e condivisa, proposte concrete e strategie per la gestione dei conflitti e per la cura delle relazioni nell’ambito scolastico.

Programma:
8.45 Accoglienza
9.00 Saluti istituzionali
9.30 Presentazione del Rapporto di fine progetto
10.00 “Abbiamo bisogno dei conflitti per vivere e convivere bene” - Paolo Ragusa (Centro PsicoPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza)
11:00 World Coffee Break
11:30 Spazio per domande al relatore
12:30 Gruppi di lavoro con il metodo del World Cafè, e comprensivo di pausa pranzo con buffet gratuito
15:00 Restituzione dei facilitatori e conclusioni del moderatore

Informazioni utili
Destinatari: insegnanti delle scuole secondarie di primo e secondo grado
Durata del convegno: 7 ore
Modalità di partecipazione: iscrizione obbligatoria
Iscrizioni e informazioni: modulo disponibile su modulo disponibile sulla pagina web del CRED Valdera www.centrorodari.it oppure da richiedere all’indirizzo: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Attestato: riconoscimento dei crediti rilasciato dal CISP (gli iscritti al convegno interessati a ricevere l'attestato valido ai fini della formazione obbligatoria per gli insegnanti devono consegnare una marca da bollo da 16,00 euro)
Termine iscrizioni: E' possibile iscriversi al convegno fino ad esaurimento dei posti disponibili.

La locandina è disponibile in fondo a questa pagina.

Evento promosso da:
Tavola della pace e della Cooperazione
La Tavola è un'associazione apartitica e aconfessionale, non ha fini di lucro e non intende avere per oggetto l'esercizio di attività commerciali.
La Tavola persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale e le esercita attraverso la promozione ed il sostegno ad attività e progetti che perseguano l'affermazione ed il radicamento sul territorio della Cultura della Pace attraverso un processo di educazione permanente che permetta a tutta la comunità locale di prendere coscienza e fare propri valori fondamentali, quali:
• il rifiuto di ogni forma di violenza e di guerra come soluzione dei conflitti;
• l’affermazione e la difesa dei diritti umani, civili, politici, sociali, economici ed ambientali;
• la solidarietà verso i più deboli e la cooperazione con i popoli succubi della divisione mondiale delle ricchezze e delle logiche di dominio delle potenze economiche e militari;
• la valorizzazione delle diversità culturali;
• la tutela pubblica, la conservazione e la fruizione condivisa dei beni comuni;
• la tutela ambientale per la salvezza del Pianeta;
• l’affermazione della legalità ispirata a principi di giustizia.
In questo ambito la Tavola è impegnata a proseguire il percorso già avviato per:
 approfondire il significato e l’efficacia della scelta della nonviolenza attiva, intesa come strada alternativa per il superamento dei conflitti ad ogni livello umano, sociale, politico nazionale e internazionale per la costruzione di un futuro di pace;
 valorizzare la sensibilità giovanile per lo sviluppo della cultura della Pace e la sostenibilità ambientale;
 promuovere la divulgazione della cultura inter e multietnica, per favorire l’integrazione;
 promuovere iniziative comuni (conferenze, seminari, tavole rotonde, convegni, mostre, ecc. ) di informazione, sensibilizzazione e formazione sulle tematiche della giustizia, dei diritti e della pace, istituendo un ufficio operativo, che costituisca il punto di riferimento e di coordinamento tra le diverse realtà facenti parte della Tavola.

Associazione per la Pace – Pisa
AssoPace Pisa nasce nel settembre 2009 come nodo pisano dell’Associazione nazionale per la Pace, e ha come obiettivi:
– Progetti politici, culturali ed educativi volti alla realizzazione del disarmo, al rispetto dei diritti umani e delle libertà dei popoli, alla pratica della nonviolenza e all’affermazione di una nuova idea di rapporto con il pianeta che ponga fine alla violenza fra le persone e sulla natura;
– Progetti che favoriscano la costruzione di una società interculturale basata sull’accettazione delle differenze, la valorizzazione delle diversità e la cultura della partecipazione;
– Interventi che sviluppino le capacità e le competenze dei giovani affinché assumano un ruolo da protagonisti nella costruzione di una società democratica, giusta e solidale;
– Interventi che promuovano la democratizzazione e la riforma delle istituzioni internazionali, le politiche di cooperazione internazionale allo sviluppo, un’economia sociale e solidale con finalità di giustizia e stili di vita sostenibili.
Dal 2009, AssoPace Pisa ha scritto, coordinato e realizzato, insieme all’Associazione Rete Radié Resch, sul micro, meso e macro conflitto con studenti, insegnanti e genitori; ha realizzato diversi percorsi di formazione sul conflitto e la sua gestione nonviolenta per insegnanti delle scuole di vari ordini, anche grazie al finanziamento dell’Otto per Mille della Tavola Valdese. Inoltre, AssoPace crede nel concetto di rete: in tutti i progetti ha collaborato con numerose associazioni locali (Rete Radiè Resch, Un Ponte per.., Casa della Donna, ed altri ancora).

Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace (Cisp)
Il Centro Interdisciplinare "Scienze per la Pace" (Cisp) è un "Centro di ateneo di formazione e ricerca" dell’Università di Pisa. Nato in origine (1998) come Centro interdipartimentale, è un punto di riferimento per docenti e ricercatori dell’Ateneo che desiderano svolgere attività di ricerca, di formazione e didattica - o più in generale di promozione culturale - connesse alla costruzione della pace positiva. Non semplice assenza (reale o illusoria) di guerra, ma un obiettivo verso il quale muovere lavorando per la giustizia sociale, curando la gestione nonviolenta dei conflitti, ripudiando gli strumenti violenti e proscrivendo in ogni caso la guerra.
Partecipano alle attività del Cisp anche ricercatori aggregati, senior fellows, giovani del Servizio civile nazionale, stagisti e visiting professors.
In particolare il Cisp:
- promuove, conduce e coordina studi e ricerche interdisciplinari connessi alla problematica della pace e della gestione dei conflitti;
- promuove e sostiene sperimentazioni e iniziative di formazione e di didattica connesse all'educazione alla pace;
- promuove, conduce e coordina studi e ricerche interdisciplinari connesse alla problematica della cooperazione internazionale allo sviluppo;
- favorisce e coordina lo scambio di informazioni e iniziative con altri soggetti, pubblici o privati, interessati a promuovere la cultura della pace positiva;
- promuove il Servizio civile nazionale e regionale.

Dal 2013 il Cisp è organismo formativo accreditato dalla Regione Toscana con decreto n. 2810.
Dal 2014 il Cisp è ente certificato UNI EN ISO 9001:2008 per la "Progettazione ed erogazione di attività formative post laurea nell'ambito dei Peace Studies".

Comune di Pontassieve
Il Comune di Pontassieve partecipa attraverso il Centro Interculturale del Comune, punto di riferimento territoriale per la promozione dell'interculturalità che opera come centro territoriale di area vasta, attuando progetti che coinvolgono complessivamente 16 Comuni appartenenti all’Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve Socio Sanitaria Fiorentina Sud Est.
Centro Interculturale referente progetti accoglienza alunni stranieri, interculturali e di promozione della cittadinanza globale per la Conferenza dell'Istruzione Unione Valdarno e Valdisieve

Cooperativa Kumbaya
La Cooperativa Kumbaya nasce nel 2007, lavora soprattutto nel territorio Valdarnese e nella provincia di Arezzo. Si occupa di servizi socio educativi che si rivolgono a tutta la comunità, perché ogni singolo individuo possa sviluppare una maggiore coscienza delle proprie potenzialità, esprimersi con consapevolezza e partecipare attivamente nella loro e nostra società. L’obiettivo è quindi quello di promuovere valori come la diversità, l’accoglienza, l’accettazione e il rispetto di sé e dell’altro, la cura dell’ambiente e della natura che ci circonda. Propone progetti per la promozione del territorio e della cittadinanza attiva, la valorizzazione e l’accesso alla cultura, che contrastino il disagio e l’isolamento verso cui possono incorrere i minori e che sostengano gli adulti nella creazione di una cultura di integrazione e di non violenza. La Cooperativa è impegnata in differenti attività, come:
- laboratori didattici per le scuole, dall'infanzia alle secondarie di secondo grado;
- sostegno al disagio sociale e sportello di ascolto psicologico per le scuole secondarie di primo e secondo grado;
- gestione del tempo di pre e post scuola, di centri estivi e spazi a sostegno delle famiglie;
- gestione di archivi e biblioteche come spazi sia di aggregazione sociale e culturale, che come luoghi di diffusione di una cultura democratica;
- formazione psicologica-educativa per genitori, insegnanti, educatori e operatori del terzo settore;
- organizzazione di eventi in collaborazione con enti pubblici e privati.

 

Corso di formazione per insegnanti "Mediazione e gestione dei conflitti a scuola" (svolto nell'ambito del progetto Tutti i diritti umani per tutti)

Progetto sostenuto da regione Toscana nell’ambito dell’ Asse 3, progetto strutturanti – Area Educazione alla cittadinanza globale e promozione dei diritti umani – TdR: F10 Avviso pubblico 2014 – P.I.A.I. – D.C.R. n.26 del 4/4/2012.

Questo progetto si basa su una sfida già iniziata nel 2012 con il progetto “Pace e libertà percorsi di educazione alla cittadinanza globale e alla partecipazione”, dove si è coniugato la propria esperienza locale con quella degli altri partecipanti allo scopo di comporre e condividere un approccio regionale al tema complessivo del progetto. Questa impostazione ha consentito di perseguire tre importanti risultati: A) la valorizzazione e la socializzazione nell’ambito del Tavolo regionale delle esperienze e delle competenze acquisite dai diversi attori; B) la combinazione e la messa a sistema delle diverse esperienze e competenze per costruire una progettazione che aumenti ed estenda gli effetti, la diffusione e la sostenibilità delle azioni che saranno realizzate col nuovo progetto, che avrà un carattere regionale; C) confermare e consolidare la rete dei partner in modo che il lavoro di sinergia rafforzi i contenuti che si sono predeterminati come Gruppo di Progetto.

I luoghi di realizzazione del progetto sono stati e sono:

i territori della Provincia di Pisa, Lucca e Livorno, dell’Unione Comuni della Valdera, dell’Unione Comuni del Valdarno Valdisieve, del Comune di Montevarchi (AR).

Per la creazione delle attività e la rilevazione degli obiettivi abbiamo proceduto con una attenta analisi dei singoli territori.

Il tema del progetto è l’educazione alla cittadinanza globale, un’area tematica complessa, che, per essere affrontata in un ambito vasto come quello regionale, con azioni concrete e non con astratte enunciazioni di principio, deve tenere insieme gli aspetti diversi della sua complessità, così come sono prefigurati nei termini di riferimento: “Sensibilizzare la cittadinanza all’ approvazione dell’etica dei diritti umani, con particolare riferimento al tema della libertà, attraverso la valorizzazione di esperienze di partecipazione democratica. Penetrazione di valori essenziali alla comune convivenza e all’impegno internazionale in tema di diritti umani, nel comportamento quotidiano della società toscana”.

Sotto l’aspetto educativo i termini di riferimento chiariscono che “l’educazione alla cittadinanza globale" riassume un insieme di nuove dimensioni educative:

  • L’educazione alla cittadinanza democratica, inclusiva dell’ educazione civica, alla convivenza civile, ai diritti umani in senso civile, etico e religioso e alla libertà;
  • Lo stimolo alla consapevolezza dell’importanza universale dei diritti umani;
  • La promozione della partecipazione democratica fra la popolazione;
  • L’educazione dei giovani alla partecipazione alla vita civile e politica della società come effettivo esercizio dei diritti civili, politici e religiosi.

In questo nuovo progetto il Gruppo si pone una nuova sfida notevole e impegnativa considerando la distanza territoriale di ogni attore coinvolto e cioè quella di un lavoro più in sinergia con alcune attività da gestire in modo unitario, condividendo l'esperienza nella prospettiva dello scambio, del confronto e del supporto reciproco.

 

Il progetto è stato finanziato dalla Regione Toscana e realizzato nei territori delle province di Arezzo, Firenze e Pisa dal partenariato:

- Tavola della Pace e della Cooperazione - Unione dei Comuni della Valdera

- Università di Pisa - Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace- Pisa

- Centro Interculturale Comune di Pontassieve - Unione Comuni Valdarno e Valdisieve;

- Associazione per la Pace - Pisa

- Cooperativa Kumbaya - Valdarno aretino

All'interno di questo progetto il Cisp sta realizzando laboratori nelle scuole primarie e secondarie di I e II grado di Pisa sui temi del pregiudizio e stereotipo, sulla prevenzione del bullismo e sull'accoglienza dell'altro.