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Difesa civile non armata e nonviolenta

I fondamenti culturali della Dcnan (Difesa Civile non Armata e Nonviolenta) si radicano nei cosiddetti Peace studies, la cui nascita risale agli anni '60 del Novecento.

La Dcnan, non si presenta prevalentemente e semplicemente come un modo alternativo (o diverso) da quello militare di risolvere i conflitti ed attuare la difesa, ma assume una più netta vocazione per la costruzione della pace con mezzi pacifici. In altri termini, si impegna nell'identificare i nodi conflittuali che tradizionalmente possono portare all'impiego di mezzi militari o all'uso della forza gestendoli al contrario con tecniche nonviolente. La Dcnan è in sostanza connaturata alla costruzione della pace mediante un vasto arco di attività di solidarietà, finalizzate a realizzare condizioni di giustizia sociale, eguaglianza sostanziale, sicurezza umana.

Bisogna peraltro ammettere che, nonostante vi sia già un ampio bagaglio di esperienze, ancora bisogna chiarire con precisione i contorni applicativi di questa forma di difesa.

Inoltre, il concetto di Dcnan non è statico. Si è evoluto nel tempo e continua a vivere processi di trasformazione.

La realtà storica sembra indicare che le esperienze di Dcnan passate e recenti presentano tratti caratteristici non omogenei tra loro, in ragione di una varietà di contesti (storico, culturale, spaziale).

La molteplicità e varietà di esperienze comprende sia quelle cosiddette "di base", promosse da realtà non istituzionali, sia quelle a copertura istituzionale o che, comunque, puntano ad un riconoscimento istituzionale.

La Dcnan non si configura ancora come una realtà ben definita: perciò sembra utile esaminare e confrontare le basi teoriche che si vanno costruendo con le prassi che, sia in Italia sia all'estero, sembrano riferibili a questa prospettiva. In particolare, sembra opportuno chiarirne i contorni concettuali ed operativi in vista di una più puntuale definizione normativa dello stesso Servizio civile nazionale come istituzione repubblicana di difesa della Patria.

di Flavio Croce

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